Alcune foto dell'alba catturate dalla fotocamera del telefono dell'importante Gange, il cui significato per gli indù è profondo quanto le sue acque.






Può sembrare ovvio – ma mi ha colpito – che il fiume è molto diverso dal mare.
Il mare è sempre in agitazione e ogni onda sembra così diversa dall'altra. Il movimento è intermittente: dopo che un'onda si infrange, il mare impiega un momento per riprendere fiato e poi si gonfia in una nuova onda che arriva sfrecciando sulla riva. L’energia attiva – il rumore – il movimento – le immagini – sono tutti racchiusi e, nonostante i momenti di bassa attività tra le onde, non c’è mai un senso di pace – si aspetta sempre l’onda successiva e ci si prepara al suo schianto.
Al contrario, il fiume era tranquillo. Era vasto. Essere in grado di vedere l'altro lato rendeva chiara l'entità della vastità.
Si muoveva in un silenzio assoluto. Costantemente. Unidirezionale. Nessun rigurgito o avanti e indietro come le onde del mare – semplicemente avanti e indietro – senza un attimo di sosta. Da destra a sinistra – avanti e avanti e avanti. Ricordo di aver pensato "La macchia d'erba che galleggiava con l'acqua che era di fronte a me proprio in questo momento si è allontanata di 100 metri e prima che potessi completare questo pensiero - è più lontana di 500 metri - e ora è così lontana che non riesco nemmeno più a vederla".
Come il tempo.
Semplicemente scorrendo unidirezionalmente.
NON SI PUÒ TORNARE INDIETRO.
Esattamente come la vita.
***
Si dice che uno si lavi via i propri peccati quando entriamo nel Gange. Se solo fosse così facile per un’azione fisica purificare il proprio karma. Ma credo fermamente che coloro che hanno realizzato questi rituali avessero un significato più profondo – e rispetto a questo la mia congettura ed esperienza personale è questa:
Essere sulle rive del fiume in solitudine lascia spazio alla contemplazione e, data l'etica di Benaras e di tutte le altre città sante lungo il Gange, la questione della Vita e della Morte non è mai troppo distante. E così il tempo personale vira naturalmente verso il significato della vita, verso le cose che sono importanti e verso le cose che non lo sono. E in un esame e una valutazione informale della propria vita, è facile vedere gli errori che si sono commessi nella vita. E' questo realizzazione che semina i semi per la purificazione dell'anima. Perché una volta che si arriva alla realizzazione, la coscienza guida l’individuo a sistemare le cose… e attraverso i successivi tentativi o atti di correzione dei propri errori, purifica la propria anima.
Forse questo è ciò che si intendeva per lavare via i propri peccati nel Gange.
jm
Settembre 2016
p.s. Senza dubbio qualsiasi il fiume è abbastanza buono, ma qui l'etica spirituale di Benaras è favorevole a questo genere di cose. (del resto anche la propria poltrona va bene, vero?! non abbiamo mai veramente avuto bisogno di chiese e templi per essere contemplativi / riverenti / grati!)
La posta Il sacro fiume Gange è apparso per primo Il blog d'arte di WOVENSOULS.COM.


